LA CRONACA DEI GIORNALI BERGAMASCHI DELL'OTTOBRE 1922




venerdì 29 luglio 2011

FRA IL 1919 E IL 1924 PIU' DI OTTOCENTO FASCISTI FURONO UCCISI IN ITALIA ED ALL'ESTERO, DAI SOVVERSIVI.
TRA QUESTI ANCHE I BERGAMASCHI :


21/07/1921 MONTEMAGGI GIUSEPPE - nato a Romano di Lombardia (Bg) il 21-12-1903 - Appena quindicenne si iscrisse all' Associazione Nazionalista e successivamente al Fascio di Combattimento fiorentino, negli ultimi mesi del 1920. In ognii occasione era disponibile ad intervenire, abbandonando la famiglia e la scuola. Mentre si trovava a Livorno ebbe la notizia che le camice nere sistavano concentrando a Sarzana per chiedere la liberazione di Renato Ricci. Accorso nella località ligure cadde, colpito a morte, nel piazzale della stazione, mentre in piedi gridava: "viva l'Italia".

26/05/1922 POMA DOMENICO - nato ad Antegnate (Bg) il 11-11-1898 - Di professione contadino, fu tra i primi ad aderire al fascismo e per l suo attivismo si attirò l'ostilità dei sovversivi. La sera del 17 Maggio 1922, mentre tornava a casa, rimase vittima di un aguato. Colpito con pietre e ciotoli decedette dopo nove giorni di agonia.

06/09/1922 BRUMANA MARIO - nato a Caosta Valle Imagna (Bg) il 01-02-1901 - Fondò il Fascio di Gallarate e divenne comandante della squadra "Disperata". La sera del 4 Settembre 1922, mentre si recava con pochi squadristi a Cardano al Campo, cadde in un'imbosca tesagli dai sovversivi. Ferito molto gravemente riusci a gridare prima "viva l' Italia! Viva il fascismo" e poi " viva l' Italia! Addio mamma, addio compagni, muoio per la Patria". Spirò all' ospedale di Gallarate (Va) ripetendo : " fate del bene, ragazzi, fate del bene!".

29/10/1922 BISETTI GIOVANNI - Nato a Caravaggio il 04-02-1866 - Trovò la morte in un tragico incidente a Bologna, mentre assolveva i compiti affidatigli dai superiori durante le giornate della Marcia su Roma.

26/06/1924 NAVA VIRGILIO - Nato a Mozzo il 22-05-1892 - Mente tentava, nella sua qualità di segretario della sezione della locale sezione del sindacato tessile, di sedare una lite sota fra gli operai, venne da due di essi, noti antifascisti, attirato nelle vicinanze della loro casa a Curdomo ed lo ucciso a colpi di mattone e di martello.

10/10/1924 BENEDETTI GIULIO - nato ad Albegno (Bg) il 15-05-1899 - Operaio meccanico, ex carabiniere, trovandosi in un osteria vicino ad Albegno venne agredito ed insultato da giovani del luogo. I fascisti di Treviolo da lui avvertiti, compirono un' azione di rappresaglia nella quale rimasero feriti da armi da taglio il fratello di Benedetti e un altro fascista. Il Benedetti cercò di rintracciare il feritore, ma una volta recatosi nella sua abitazione, fu colpito alla schiena da una coltellata, decedendo all'ospedale di Bergamo cinque giorni dopo.

08/07/1924 POLI PIETRO - nato a Colzate (Bg) il 21-06-1906 - Emigrato in Francia per ragioni di lavoro, faceva il manovale ferroviario a Rehon. Una sera mentre usciva da un caffè con una comitiva di italiani e francesi, appena sentì che i compagni cantavano una canzone che parodiava "Giovinezza" reagì con un "viva Mussolini". Venne immediatamente aggradito e colpito con un pugno in viso. Cercò alllora di fuggire per le strade di Rehon, mentre i passanti si univano ai suoi aggressori, portando il numero degli inseguitori a circa cinquanta. Quando ormai credeva di aver fatto perdere le sue tracce fu assalito e nuovamente malmenato. Per riuscire a salvarsi si gettò nel fiume, ma battè la testa contro i ciotoli del fondo. Sanguinante cercò di rifugiarsi fra i giunchi, ma raggiunto dai sovversivi fu bersagliato di sassi. Avendo sentito che dalla riva venivano voci di incitamento e conforto si diresse in quella direzione, ma un francese, identificato dopo come capo comunista, sollevò una lastra di pietra dal selciato e gliela scagliò contro. Colpito al petto e al viso, scompave nelle acque del fiume a soli sedici anni.

02/08/1925 BOFFELLI SANTE - nato a Bergamo il 02-11-1903 - Milite della M.V.S.N., avvertito della presenza di un individuo sospetto procedeva al suo fermo. Il sovversivo, fingendo di aderire all'invito di mostrare i documenti personali, estrasse una rivoltella e gli sparò contro, ferendolo gravemente all'addome. Trasportato all' ospedale di Bergamo, decedette alcune ore dopo.

10/11/1925 RESMINI CARLOnato a Misano Gera d'Adda il 13-02-1900 - Contadino, squadrista della prima ora. Recatosi solo e disarmato a Capralba (Cr), venne assalito e ucciso a bastonate da sovversivi del luogo.

30/10/1929 TESTA LUIGI - nato a Sabbio il 31-07-1896 - Minatore, simpatizzante fascista, da tre mesi lavorava a Esch-sur-Alzette (Lussemburgo). In una discussione, svoltasi nell'ambiente di lavoro, condannò apertamente il ferimento del fascista Genesio Pascoli, avvenuto qualche giorno prima, dimostrando in tal modo l'ostilità nei confronti dei sovversivi. Passarono alcuni giorni e il Testa si recò a mangiare in un locale italiano. Improvvisamente due sovversivi entrarono e lo uccisero con otto colpi di rivoltella di grosso calibro.

IL 28 OTTOBRE 1922 A BERGAMO

DAL QUOTIDIANO "IL POPOLO"
DOMENICA 29 OTTOBRE 1922



Come già abbiamo comunicato nel numero di sabato, la notizia della mobilitazione fascista è stata accolta in città con perfetta calma e senza che si verificassero incidenti di sorta. Per tutta la giornata di sabato si videro aggirarsi per le vie della città e potarsi di presidio agli uffici pubblici, carabinieri, guardie regie e soldati. I fascisti invece non si videro transitare per le vie. Il lavoro procedette, con tutta regolarità in tutti gli stabilimenti, malgrado le sporadiche voci allarmistiche che alcuni mali intenzionati cercassero di far circolare. A sera fu affisso sulle cantonate un manifesto dell’autorità militare a cui, come è noto, sono stati trasmetti i poteri: manifesto che in un primo tempo ci era stato inviato per la pubblicazione fu poi ritirato all’ultimo momento, nel quale il comando militare rappresentato dal Colonnello Musso emanava le disposizioni per il mantenimento dell’ordine e per prevenire incidenti; fra le disposizioni era quella della chiusura degli esercizi pubblici alle ore 21.
Disposizione che infatti venne osservata, cosicché a sera il Sentierone, Viale Roma e ogni località centrale presentava un particolare carattere di quiete. Molta gente però si aggirava per le vie specialmente del centro, commentando vivamente ma pur senza indizi d’allarme il nuovo stato delle cose.
Alle 21 circa viene fatto distribuire dai fascisti un manifesto proclama nel quale il quadrunviro fascista costituitosi dava notizia del movimento iniziato e degli intendimenti che lo avevano determinato aggiungendo che l’Italia centrale e le altre città erano in mano dei fascisti. Si accennava pure nel proclama alla avvenuta proibizione da parte della direzione del Fascio, di stampare, almeno per ora, alcuni giornali milanesi, causa il loro atteggiamento assunto a proposito dell’azione del Partito Fascista. A prodotto molta impressione la disposizione che si riferiva al Corriere della Sera.
I teatri e i cinematografi sono rimasti aperti fino all’ora concessa senza però che molto pubblico vi concorresse, poiché la curiosità di conoscere notizie in merito all’odierna situazione tratteneva molta gente per le vie.
L’OCCUPAZIONE DEGLI UFFICI DELLE POSTE, TELEGRAFI E TELEFONI
Alla una e un quarto dopo la mezzanotte, in seguito ad un ordine ricevuto, i fascisti che si erano raccolti alla sede del fascio in via T. Tasso, uscirono in numero di circa 300 costituendo tre squadre incaricate ciascuna di occupare rispettivamente gli uffici delle Poste, Telegrafi e Telefoni.
La squadra più numerosa si portò innanzi all’ufficio delle poste, in via Masone tentando di entrare pacificamente avanzando al grido “A noi! Viva l’Italia! Viva il Re! Viva l’esercito!”
Ma le guardie Regie e i soldati che presidiavano gli uffici opposero una tenace resistenza, sparando agli squadristi. Questi allora si buttarono rapidamente a terra, sparando quindi alcuni colpi. Di lancio poi, si alzarono, spingendosi serrati e con impeto contro i soldati e le guardie regie, rompendo i cordoni e penetrando nell’interno. Durante l’urto furono sparati parecchi colpi di moschetto e fu pure lanciata una bomba, mentre i fascisti si trovarono fra soldati di un parte e guardie regie dall’altra.
Rimasero subito feriti al piede destro il maestro Beratto ex segretario della locale sezione del Fascio e l’ex Capitano Morali al collo e ad un piede, entrambi per schegge; vi pure altri contusi, ma non gravi; ferite in modo abbastanza allarmante, una anzi assai gravemente, furono invece due Guardi Regie.
I fascisti fecero prontamente prigionieri i soldati e le guardie regie, provvedendo nel contempo ad occupare tutti i locali, disponendo degli squadristi anche sui tetti, per garantisti di qualsiasi sorpresa. Tanto ai militi, quanto all’ufficiale che li comandava furono usati i massimi riguardi. Qualche ora dopo l’avvenuta occupazione provenienti da via Masone e diretti verso il palazzo delle Poste furono viste tre persone. Dato l’alt chi va là, i fascisti uscirono e circondarono i tre che si constatò essere due guardie regie e un ufficiale. L’ufficiale fu lasciato in libertà, le due guardi regie furono accompagnate e trattenute nell’interno.
Al mattino di ieri la cittadinanza con atti di meraviglia si arrestava a lungo in cima al Sentierone osservando gli squadristi che presiedevano gli uffici occupati, vietando il transito lungo il marciapiede dinanzi all’oste.
Nel pomeriggio pervenuto loro l’ordine di aggirarsi liberamente per le vie e di fraternizzare coll’esercito, si videro aggirarsi per le vie parecchie squadre di camicie nere. I soldati e le guardie regie trattenute negli uffici delle Poste e del Telegrafi, dopo un discorso del Maggior Dell’Acqua, capo delle squadre d’azione, discorso nel quale fece manifesti i nobili intendimenti che si prefigge il Fascismo con la presente azione, e nel quale inneggiò all’Esercito e all’Italia, furono lasciati liberi e passarono sotto gli incrociati bastoni dei fascisti schierati militarmente. I militari presentarono loro le armi. Nelle cantonate della città fu pure affisso un altro manifesto a firma del Generale Rocca a cui è stato trasmesso il comando poiché il colonello Musso agisce sotto la sua diretta vigilanza; nel manifesto si esortano i cittadini alla calma e si dispone che gli esercizi pubblici, salvo alcuni muniti di speciale permesso, si chiudano alle ore 22. E’ pure vietata la circolazione di tutti gli autoveicoli (biciclette, motociclette, automobili) salvo quelli per i servizi pubblici.
AI TELEFONI
Alle ore 3,30 di Sabato, con azione di sorpresa, tre squadristi del fascio di Bergamo sono riusciti ad entrare nel Palazzo dei Telefoni e presentarsi agli ufficiali comandanti al servizio censura hanno dichiarato che il palazzo era occupato dai fascisti. Due fascisti fecero allora finta di uscire dal palazzo. Nell’attimo in cui la squadra di occupazione formata da camice nere del primo, secondo e terzo rione di Bergamo, giungeva innanzi al portone, non appena aperto, vincendo la resistenza effettuata dai soldati, artiglieri e regie guardie, invasero l’ufficio. La truppa venne disarmata dai fucili, ed i omaggio alla ottima resistenza offerta venne lasciata la baionetta. I militari vennero abbracciati e baciati dai fascisti con i quali erano venuti colluttazione. I fascisti presidiarono immediatamente il palazzo dei telefoni e le vicinanze stabilendosi in collegamento con la vicina sede del Fascio dove eravi una riserva. Nell’interno si barricarono con sacchetti e materiale vario trovato nel cortile dei telefoni ed esposero la bandiera nazionale e la fiamma della squadra d’azione di Redona verso via Torquato Tasso. Durante la notte le comunicazioni vennero regolarmente effettuate da fascisti del gruppo di competenza adatto a tutte le comunicazioni fra autorità venivano censurati. Innanzi all’alba passarono sulla via due alpini che portavano il caffè ai soldati in servizio in Prefettura. Vennero trattenuti, perché armati e venne provveduto dalle camice nere delle squadre d’occupazione a far pervenire lo stesso caffè ai militari a cui era destinato. Indisturbati passarono altri servizi con soldati disarmati. Al mattino, l’ufficio e i quadri centrali dove i fascisti si trattennero a riposare viene sgomberato e le signorine presero regolare servizio si che i privati per nulla si accorsero di alcun incaglio nel servizio. Le comunicazioni fra le autorità militari vennero però sempre censurate dai fascisti del gruppo di competenza che sospendevano quelle comunicazioni avente carattere per essi dannoso, si che le caserme poterono fra loro corrispondere per tutte le conversazioni inerenti di guardie, servizi, rifornimenti, viveri e così via. Il servizio intercomunale, per ordine delle autorità era sospeso. Durante tutta la giornata le camice nere in servizio ai telefoni fecero buona guardia al palazzo. Dopo accordi intervenuti con le autorità, intanto i soldati potevano girare armati che le camice nere non avrebbero più fatto catturare.
Alle 16 il Comando della legione dei RR. CC. Di Milano trasmetteva un fonogramma, che, dopo censurato dal Comitato d’Azione fascista, venne consegnato al corpo destinatario, il Comando dei RR. CC. Di Bergamo, ecco il testo : “E’ stato dato l’incarico all’Onorevole Mussolini di comporre il Ministero. Da questo momento le truppe, pur rimanendo nelle attuali dislocazioni non si opporranno alla libera circolazione dei fascisti ecc.”. La notizia diffusasi rapidamente fra gli squadristi venne accolta dalla cittadinanza con vivissimo compiacimento.
Le case esposero le bandiere nazionali. Frattanto venivano presi dal comando d’azione gli accordi per la cessazione delle ostilità con le autorità. Ai soldati disarmati, vennero rese le rispettive armi e, scambiandosi gli onori sortirono dal palazzo dei telefoni che rimase occupato dai fascisti che continuarono la censura alle comunicazioni politiche e militari.


IL GIORNALE DI BERGAMO
Lunedì 30 Ottobre 1922



Malgrado l'ottimismo esagerato delle autorità rappresentanti il vecchio governo, ottimismo che aveva ridotto i presidi posti a difesa dei vari uffici pubblici a proporzioni modeste e senza collegamenti fra loro era facile intuire che nella notte di sabato avvenimenti di qualche gravità sarebbero avvenuti.
Le notizie pubblicate da giornali del pomeriggio e quelle venute da Milano sui giornali della sera, avevano saturato l'aria di elettricità.
Peraltro dai pur riservati atteggiamenti dei fascisti era facile prevedere quanto è stato poi attuato nella notte.
LE MISURE DEL'AUTORITA' MILITARE
L’autorità militare, che verso le 12 di sabato aveva pronto il manifesto che proclamava lo stato d’assedio, ed alle ore 14 aveva permesso che fosse pubblicato sui giornali, alle ore 16 lo ha ritirato per pubblicarlo infine, opportunatamente modificato nella sua intonazione generale, nella serata, precisamente verso le ore 19Il testo è ormai noto.
Nel manifesto erano fatti divieti vari, quali quelli di circolazione, di portar rivoltelle, pugnali e financo bastoni. Nel manifesto non era però specificato il divieto di portar in giro…..cannoni, ed infatti nella serata, durante la notte ed oltre non si è visto alcun cittadino transitare per le vie armato della pericolosissima arma.
Altri manifesti a firma del generale Barco, sono apparsi nelle cantonate, tutti ispirati a quelle misure restrittive che però non hanno sortito il loro effetto.
LE MISURE FASCISTE
Infinitamente più cauti e più organizzati i fascisti avevano disposto fin dalle prime ore della sera i loro appostamenti.
Un manifesto annunziava che il Direttorio del Fascio si era dimesso ed aveva ceduto i poteri ad un Comitato segreto d’azione.
Come è stato facile a noi ricostruire dopo, fin dalle prime ore della sera sono stati creati dei piccoli posti dove i fascisti sono stati in osservazione delle mosse della P.S.
Molto ostentatamente, per essere eruditi, i capi del fascismo locale si sono mostrati nei pubblici ritrovi evidentemente per stornare l’attenzione delle autorità e del pubblico.
LA PREPARAZIONE DELL’ASSALTO
Alle ore 11,30 circa, gli spettacoli del Nuovo e nei cinematografi erano terminati e la folla, piuttosto scarsa, degli spettatori (meno che l’autorità, la sensazione di eventuali moti è stata avuta da tutti), uscita dai pubblici ritrovi si era sparsa per le vie.
I caffè erano stati chiusi alle 21.
A mezzanotte le vie erano pressoché deserte. Deserte ma animate. Si sentiva nell’aria odore di…..tempesta.
Mucchietti di fascisti circolavano con aria cauta e scomparivano per le trasande della Fiera per ricomparire decomposti dalla loro primitiva formazione, diminuiti o leggermente aumentati di numero.
L’azione fascista già incominciava a svilupparsi.
Scrupolosamente deserte erano tenute le adiacenze immediate della fiera verso Via Masone per non sollevare preoccupazioni alla truppa che guarniva gli uffici postali e telegrafici.
Alle 0,30 circa il movimento accerchiante doveva essere completo. Il piazzale che si stende davanti gli uffici postali paurosamente deserto. Animatissime le adiacenze. Qualche ombra si notava incollata nei punti più
Folti di tenebra contro la chiesa di S. Bartolomeo e in prossimità dei fabbricati della fiera.
Alle ore 0,35 tre capi delle forze fasciste, che durante la serata avevamo visto circolare ostinatamente uniti anche quando sembravano disgiunti, diedero un’ultima occhiata al campo dell’azione.
In quella si sentì approssimare fragorosamente un motocicletta, montata da due fascisti, che qualche minuto primo in via XX Settembre a grande velocità aveva imboccato il viale Roma, era salita in alta città. Ritornava dall’alta città, e sempre a corsa pazza, si portò, attraversando la piazza Baroni, in Via Masone.
Forse la motocicletta portò l’ordine di assalto.
Da quel momento l’azione fu nel suo pieno sviluppo.
L’OCCUPAZIONE DEI TELEFONI
I telefoni erano presieduti da tre guardie regie e da un piccolo nucleo di militari.
Tre fascisti, mandati avanti con l’incarico di stornare l’attenzione degli uomini posti a guardia degli uffici seppero ben compiere il loro mandato, si che a un certo momento una cinquantina circa di fascisti poterono riversarsi nel palazzo.
Ad un primo senso di sorpresa, seguì un moto di rivolta. Però i fascisti, circorndatici soldati, mentre li abbracciavano e baciavano chiamandoli fratelli, li disarmarono.
Da quel momento la presa di possesso dei telefoni era un fatto compiuto, cosa che, data anche l’ora favorevole, poté avvenire senza arrestare affatto l’importante servizio.
Ai telefoni non si ebbe a lamentare alcun incidente doloroso, poiché la rapidissima azione non diede modo alla truppa di reagire.
IN VIA MASONE
Più complicata e più drammatica è stata invece l’azione per la quale si addivenne alla occupazione degli uffici postali e telegrafici, che seguì di qualche minuto quella compiuta al palazzo dei telefoni.
Secondo quanto ci è stato dato di comprendere, il disegno del piano doveva avere il seguente sviluppo:
alcuni fascisti, che avrebbero dovuto precedere il grosso di qualche attimo, dovevano figurare agli occhi della truppa come impiegati che assumono servizio notturno. Al momento in cui tali falsi impiegati fossero entrati, il grosso che seguiva avrebbe fatto irruzione negli uffici. In sifatto modo sarebbe stato possibile prendere nel mezzo la truppa, evitare a questa di reagire, e quindi evitare anche spargimento di sangue.
Così ci è parso di ben ricostruire l’azione secondo quanto un nostro redattore poté scrupolosamente seguire nei particolari più salienti.
VANI APPELLI DI DIFESA
Il piano, però, deve avere subito una trasformazione. Qualche attimo, infatti, prima che arrivasse la motocicletta della quale abbiamo fatto cenno, un ufficiale della R.G. fu visto precipitarsi a gran corsa in via Masone. All’altezza circa del portone grande della posta, fermarsi, rivolgersi alle guardie e ordinare di stare attenti e di evitare a qualunque costo l’occupazione del palazzo.
Richiamato probabilmente da altri l’ufficiale, dopo essersi assicurato che i suoi ordini erano stati intesi, ritornò sui suoi passi e deve aver inviato un graduato od ufficiale che sia (ciò non ci è stato possibile constatarlo) per far eseguire l’ordine dato.
In quel momento qualche gruppo fascista (quelli che probabilmente dovevano recitare la parte di impiegati) mosse verso l’edificio. Ma trovò davanti a sé spianati i fucili dei militari, i quali, posti in allarme dalle parole dell’ufficiale, caricarono le armi.
L’ AZIONE SI SVILUPPA
Nel silenzio della notte abbiamo sentito noi stessi il rimbombo dei caricatori. I primi fascisti, allora, visto anche che il grosso non compariva, si sparpagliavano verso via Masone e verso via T. Tasso. Quest’ultimo gruppo, incontrato il graduato inviato dall’ufficiale che aveva dato il primo ordine di resistenza, e che doveva portarsi dove si svolgeva l’azione, per farlo eseguire, lo circondò e gli vietò di eseguire il suo mandato.
Quasi contemporaneamente dalle trasande della Fiera sbucò il grosso dei fascisti che attraversata di corsa via Masone mosse risolutamente verso gli uffici.
La mancanza di ordini, che dovevano essere portati dal graduato trattenuto dal primo gruppo fascista, scombussolò la truppa.
Qualcuno, preso alla parola d’ordine di resistenza dato all’ufficiale, aprì senz’altro il fuoco. Qualche altro, i più, in attesa dell’ordine decisivo, si imitò a minacciare con la baionetta.
Fu un momento drammatico.
IL FUOCO
Nella notte rintronarono copiosi colpi di moschetto e di rivoltella.
Questi primi colpi non servirono a disarmare gli animi. I fascisti, infatti, al grido di “ viva l’Italia! siamo fratelli! non vogliamo farvi del male” avanzarono in ondata sicura: i capi avanti, la massa risoluta di dietro.
Circa un centinaio saranno stati i partecipanti all’azione.
La truppa intanto, circondata, veniva abbracciata e disarmata.
In quel momento fu visto un borghese, che poi ci venne detto essere il maestro Beratto, cadere davanti all’ingresso di servizio dell’ufficio telegrafico per rialzarsi quasi subito.
Una guardia regia, ferita, si addossò al muro per ripararsi dal fuoco. Un’ altra guardia regia si abbattè davanti all’ingresso centrale dell’ufficio postale per rialzarsi e ritornare a cadere davanti al gran portone di servizio delle poste.
I CADUTI
La drammaticità del momento non evitò che borghesi non partecipanti all’azione, due fascisti e due guardie regie non circondassero il caduto per portarlo fuori dalla zona del fuoco primo; precisamente all’imbocco di via T. Tasso, poscia in questura dove venne adagiato su un materasso.
Questo è stato il ferito più grave dell’azione.
Il capitano Morali, uno dei fascisti accorsi per sorreggere il caduto, in quel momento fu lambito al collo da una palla.
L’azione a questo punto, volgeva alla fine.
Gli ultimi militari, i più disposti alla resistenza, furono disarmati nel corridoio interno dell’ufficio dell’Economato delle poste.
LA FINE DELL’ AZIONE
Terminata l’azione, il Comando delle milizie fasciste dispose subito per la protezione degli uffici dei quali presero possesso le camice nere. Posti di guardia avanzati furono collocati agli imbocchi di via T. Tasso, delle trasande della fiera, davanti al Teatro Nuovo. Posti di vedetta furono collocati sul frontone della chiesa di S. Bartolomeo e sui tetti e alle porte degli uffici postali dove vennero collocati ripari di sacchi di terra.
Durante la notte si ebbero falsi allarmi seguiti da colpi isolati di moschetto e da voci di richiamo. La notte peraltro trascorse senza altri incidenti.
Questo, salvo qualche inesattezza originata dalla rapidità dei momenti non tutti facilmente controllabili, l’azione svolta nella notte 28-29 agli uffici postali e telegrafici per opera dei fascisti di Bergamo, ai quali si erano aggregate squadre venute dalla provincia e più precisamente da Ponte S. Pietro, Sarnico, Lovere, Caravaggio, Treviglio ecc.
I FERITI
Furono trasportati all’ospedale maggiore con la massima urgenza le RR. GG. Perone Pietro, da Torino, e Nelli Caino; entrambi appartenenti alla sezione RR. GG. Di via Masone.
Poco più tardi venivano medicati, pure all’ospedale, Il sig. rag. Morali Enrico, d’anni 27, abitante in via Pignolo 112, per una ferita da scheggia riportata al piede sinistro guaribile in 8 giorni s.c., e il signor Baratto Giuseppe, d’anni 23, maestro elementare, abitante in via B. Colleoni n.13, per una ferita al piede sinistro, dovuta a revolverata, e giudicata guaribile in giorni 10 salvo complicazioni.
La RR. Guardia Perone, che è quella che versa tutt’ora in condizioni gravissime, riportava una ferita d’arma da fuoco alla regione lombare. Sollecitamente soccorsa e medicata all’ospedale maggiore dal medico di guardia, dott. Quarti, assistito dai dottori Chiodi, Galmozzi ed altri, i quali hanno vegliato tutta la notte, veniva ricoverata d’urgenza.
I sanitari, stante le condizioni in cui il ferito si trova ancora al momento in cui scriviamo, mantengono prognosi riservata.
L’altra RR. Guadia Nelli Caino, che ha riportato ferite da pallottola e da scheggia all’addome, pare versi in condizioni meno gravi. Anch’esso veniva subito medicato dal dott. Quarti, così come il cav. Morali e il signor Beratto.
Contrariamente alle voci che circolavano stamane stessa, pur mantenendosi sempre gravi le condizioni della guardia Perrone, tutte le speranze non sono perdute.


IL 28 OTOOBRE 1922 A BERGAMO
DALLA “RIVISTA DI BERGAMO” OTTOBRE 1922


28 – In conformità ad ordini ricevuti dalla direzione del Partito Nazionale Fascista, sono mobilitate le camice nere della provincia e concentrate in massima parte a Bergamo. Nella notte alle ore 0,30 con movimento accerchiante vengono presi d’assalto gli uffici delle RR. Poste e Telegrafi e Telefoni, presidiati da guardie regie e soldati di fanteria. La presa di possesso viene contestata dalla forza e perciò si fa uso – da entrambe le parti – di armi da fuoco. Nella mischia restano feriti : mortalmente la guardia regia Pietro Perone di Torino, meno gravemente la guardia regia Caino Nelli, ed i fascisti maestro Giuseppe Beratto ed ilrag. Enrico Morali. Gli uffici vengono occupati e presidiati dai fascisti.
29 – Continua l’occupazione fascista dei pubblici uffici, fatta segno alla curiosità del pubblico, che accorre a visitare le opere di difesa fatte all’accesso delle Poste.
30 – Durante la giornata non si verificano incidenti gravi. Nel pomeriggio arrivano le prime notizie della composizione del nuovo Ministero presieduto dal capo del fascismo italiano On. Benito Mussolini. Nella serata i giornali usciti regolarmente non trovano forte ostilità nell’elemento fascista, il quale ha potuto prima della loro uscita assicurarsi circa la loro intonazione sugli avvenimenti. Il Giornale di Bergamo non ha creduto di sottoporre preventivamente gli scritti al giudizio di persone estranee alla redazione. Verso le 18 il direttore del giornale, Francesco Scarpelli, invitato negli uffici postali, è sottoposto al taglio della barba; dopo di che è rilasciato.
31 – I fatti della serata provocano manifestazioni di solidarietà professionale da parte dell’Associazione dei giornalisti bergamaschi e politica degli enti politici cui fa capo il Giornale di Bergamo. La “Rivista di Bergamo” si associa alla manifestazione dell’Associazione dei Giornalisti bergamaschi.
Arrivano le prime notizie che preannunziano la smobilitazione fascista. Questa anzi comincia a compiersi ordinatamente e senza dar luogo ad incidenti di sorta.
Il Giornale di Bergamo ritenuto grave l’oltraggio compiuto a danno del suo direttore che crede ingiustificato data l’intonazione del giorno precedente, nel foglio odierno pubblica una nota nella quale, pur costatando la gravità dell’ora che si attraversa, riconosce la impossibilità di un giornale atto ad esprimere opinioni diverse a quelle predominanti. A questa nota seguono articoli di varietà che nulla hanno a che vedere coi fatti della giornata. Il fatto suscita una reazione fascista e conseguenti incidenti, durante i quali restano feriti Francesco Scarpelli, Alfonso Vajana, Pietro Maria Bardi, Renato Scarpelli e Bruno Scarpelli.
Direttore e Redattori del Giornale rinunziano ad ogni azione legale per le violenze subite, volendo così iniziare la pacificazione degli spiriti.